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I perfezionisti? Come rovinarsi la vita cercando la perfezione.

I perfezionisti? Come rovinarsi la vita cercando la perfezione.
novatum

Tendiamo tutti a voler essere perfetti per far funzionare meglio la nostra vita, per andare bene agli altri, per andare bene a noi stessi.

Pretendiamo da noi stessi 100, MA riusciamo ad ottenere 1 quando va bene.

Da dove deriva questa ingiustizia quotidiana?

Il problema di un perfezionista a prescindere che sia uomo o donna, è che si trova a vivere in un mondo imperfetto.

Il perfezionista si sforza per mantenere il controllo di tutto ciò che ha a intorno a sè.

Ma non si rende conto che non è lui a controllare il mondo esterno, ma è il mondo esterno che finisce per controllare le sue emozioni.

Giusto ieri ero al telefono con un mio cliente, un importante avvocato, molto attento ai dettagli, il classico professionista di successo parlavamo di quanto si sentisse sempre sotto pressione.

Il suo problema è che il suo bisogno di perfezione lo sta privando di energie, lo sta consumando.

Tutto sembra essere sempre più difficile, tutto sembra non andare mai come lui vorrebbe e questo a lungo andare crea TRISTEZZA, MALUMORE E DELUSIONE.

Non si rende conto che sta vivendo la sua vita come un equilibrista che cerca di tenere in equilibrio dei piatti su dei bastoni come i prestigiatori del circo.

Fino a quando controlli due piatti mentre ruotano sui bastoni è tutto relativamente semplice.

Ma quando ne hai cinque e quasi tutti e cinque sono da far ripartire per non farli cadere, ecco crescere l’ansia, ecco crescere la confusione di non sapere più quale sia la priorità da gestire prima.

In un gioco di questo tipo, CHI STA CONTROLLANDO CHI?

E’ il prestigiatore a controllare i piatti o SONO I PIATTI A CONTROLLARE LA VITA del prestigiatore?

La parte incredibile è che persino i prestigiatori al circo trovano snervante fare quel gioco per 2 soli minuti.

Mentre ciascuno di noi VIVE LA PROPRIA INTERA VITA con quello stress e non se ne rende neppure conto.

Quindi mettiamo su un bastone i figli e iniziamo a farli ruotare, poi mettiamo su un altro bastone il marito, la moglie, poi su un altro bastone i genitori, poi su un altro il lavoro, poi i vari impegni, poi gli amici, poi la gestione di casa e cerchiamo di farli girare di quante cose ci stiamo occupando?

Chi sta controllando la nostra vita? Siamo noi?

O ci limitiamo ad inseguire gli eventi, e man mano che li vediamo aver bisogno di noi corriamo in loro soccorso?

La parte peggiore di essere dei perfezionisti è che si tende a GIUSTIFICARE questo impegno colossale con una SCUSA.

Di solito si giustifica tutto con “se non faccio così poi alla fine rischio che poi vada tutto peggio”.

Oppure “se non lo faccio io, nessuno sarà mai in grado di farlo come dico io!”

Diamo per scontato che il NOSTRO CONCETTO DI PERFEZIONE sia imprescindibile, salvo poi non capire come facciano altre persone a vivere in un mondo assolutamente imperfetto.

Il problema è che quando noi stessi siamo PRIGIONIERI DELLE NOSTRE STESSE BUGIE, finiamo per essere schiavi di un’idea inesistente.

L’idea che il mondo debba essere una proiezione di come lo vediamo noi o rischia di rompersi in mille pezzi.

Ma il mondo è andato avanti benissimo senza di noi per gli ultimi 2 o 3 milioni di anni.

Siamo 1 semplice persona rispetto ad 80000000000 di persone.

Contiamo un misero 0.000000001 di questo mondo, siamo in grado di influenzarlo meno di quanto potrebbe influenzare una zanzara la vita di una città di medie dimensioni.

Eppure viviamo nell’ansia, con il senso di avere TUTTO IL PESO DELL’UNIVERSO SU DI NOI.

Ci sentiamo stanchi, ma non facciamo nulla per LIBERARCI da questo peso.

Perchè siamo così convinti che NON SIA POSSIBILE LIBERARCENE che non pensiamo neppure di poterlo fare.


Vogliamo una vita serena ma troviamo pesante persino farci capire dalle persone intorno a noi.

Siamo perfezionisti, esigiamo l’impossibile da noi stessi e finiamo per giustificare i nostri figli anche se non sono perfetti come noi, il partner perchè non è come noi, i colleghi, i dipendenti.

Siamo convinti di essere la “santa trinità” per gli altri perchè speriamo di poterli salvare.

Senza accorgerci che noi avremmo bisogno di riuscire a trovare un modo per salvarci da noi stessi.

Salvarci dalle nostre convinzioni così profonde e radicate da non consentirci di vedere le soluzioni davanti a noi.

Ci sono sempre più imprenditori che si indebitano per continuare a portare avanti un’attività che gli sta facendo perdere più denaro di quanto gliene faccia entrare.

Ci sono donne che continuano a stare con uomini che le tradiscono nella speranza che si accorgano di quanto siano speciali.

Uomini che non ascoltano la propria donna perchè il loro orgoglio è più forte della consapevolezza di ammettere di avere torto.

Professionisti che si stanno annientando rispetto al mondo intorno a loro, sperando di trovare un momento di serenità che non arriverà mai.

Vogliamo fare qualcosa di importante della nostra vita, e ci impegnamo tantissimo per riuscirci.

Ma ci perdiamo nelle piccole cose del quotidiano.

E’ un po come se volessimo costruire un grattacielo ed utilizzassimo la sabbia di una spiaggia, perchè fosse l’unico materiale a nostra disposizione.

Arriva un’onda ed è di nuovo tutto da rifare e non riuscissimo ad accorgercene per ANNI.

La verità è che non possiamo costruire un grattacielo con la sabbia.

Non bastano neppure i MATTONI per riuscirci.

E’ necessario procurarsi travi in acciaio lunghe decine di metri e cemento.

Non possiamo limitarci a continuare a raccogliere sabbia sperando che si trasformi in acciaio.

Vorremmo cambiare il mondo e non riusciamo a cambiare noi stessi.

Spesso non ci accorgiamo neppure di aver bisogno di cambiare noi stessi perchè NOI SIAMO PERFETTI.

Eppure viviamo una vita TOTALMENTE IMPERFETTA NONOSTANTE LA NOSTRA PERFEZIONE.

Aspettiamo solamente l’arrivo prossima ondata che forse distruggerà di nuovo quel poco che abbiamo costruito con tanto impegno e sacrificio.

Continuiamo a far girare i nostri piatti sperando di arrivare in tempo prima che cada il primo.

Perchè normalmente quando ne cade uno, poi cadono tutti gli altri.

Il nostro compito nella vita non è costruire castelli di sabbia.

Il nostro compito è rendere solida la nostra vita.

Metterci in condizione di restare in piedi quando arriverà la prossima ondata.

Perchè sperare che non arrivi la prossima ondata è da ingenui.

Ma continuare a lasciare che le nostre convinzioni ci impediscano di vedere i nostri errori è sicuramente peggio.

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