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Nessun titolo. – L’opinione di un nostro lettore sulla formazione del sè.

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novatum
formazione del se

Novatum vuole essere promotore delle menti più brillanti a livello internazionale sui temi di crescita personale. Volevo ringraziare Riccardo per averci dedicato il suo prezioso tempo per sottoporci le sue opinioni riguardo alla formazione del sè.

L’essere umano si “identifica” in qualcosa o in qualcuno.

L’identificazione concorre alla formazione del sé ma l’identificazione è una qualcosa che è esterno all’individuo. L’essere umano riassume tutte le caratteristiche umane (altruista egoista solidale presuntuoso e via dicendo), ed è la società, che precede qualsivoglia individuo, ad enfatizzare determinate caratteristiche piuttosto che altre (cultura e norme sociali) Ogni società produce una sua ideologia cioè un’idea di società e quindi di uomo. Le identità culturali sono fenomeni in perenne movimento, come il prodotto mai finito, di contatti, di incontri e fusioni, di conflitti e di resistenze originati dell’interazione tra locale e globale.

Quelle entità che noi esprimiamo nella vita quotidiana in modo “a-problematico” e “naturale” sono in realtà culturali, vale a dire prodotte dall’ideologia politica del momento storico, dall agire umano e non dunque semplicemente “data” a noi. Obbiettivo principale è osservare la cultura e la nostra struttura del pensiero (perché pensiamo secondo determinati presupposti e accezioni piuttosto che altri?) “de-naturalizzando” ogni forma di “identità culturale”, di enfatizzare la storicità e quindi la “relatività” delle culture per minare alla base quel senso di naturalità e a-problematicità con cui vengono vissute. La cultura è un sistema “arbitrario” di rappresentazioni e significati, manifestazione di un qualcosa di “innato” sempre uguale, ma tale percezione è “infondata”.

Esistono due categorie, le menti “sane” e le menti “malate”. Le prime rendono esplicite le proprie “arbitrarietà” o “contingenze”, cioè la parzialità o natura immotivata del suo rapporto con ciò che rappresenta.

Il segno “malato” sono quelle menti che eliminano la propria gratuità, presentandosi come un “dato di fatto”, come se la struttura del pensiero, manipolata dalla cultura, sia un qualcosa di ovvio, “naturale”, immobile e fissa, ed è prodotto da menti “inconsapevoli”, “ignare” della propria arbitrarietà o relatività . Quest’ultime menti rendono tale “naturalezza” nel concepire la cultura rendendola una forma pericolosa e intollerante, produttore di preconcetti, razzismi e nazionalismi, categorie ormai scientificamente sorpassate.

La cultura, l’identità culturale e le tradizioni, agiscono sulla mente come un “demone che di volta in volta tiene in mano i fili della vita degli uomini”(Weber). L’incorporazione” indica i processi di plasmazione sociale e politica della corporeità. Se ogni cultura può esser vista come uno specifico progetto di umanità, “l’antropopoiesi si manifesta in primis a livello somatico, come “somatopoiesi”. La cultura inscrive cioè sul corpo, modellandone i tratti, i gesti e i comportamenti, la sua definizione di essere umano. Il corpo diventa il simbolo incarnato della società.
(Douglas) “L’incorporazione” è una condizione esistenziale in cui il corpo è la fonte soggettiva e il terreno intersoggettivo dell’esperienza (Csodras – Antropologo).

Poiché un ambiente può essere riconosciuto soltanto in relazione a un organismo di cui esso è ambiente; poiché, in altre parole, è la figura che pone in essere lo sfondo, il processo di formazione dell’organismo è anche il processo di formazione del suo ambiente. (Ingold)

La reale direzione dello sviluppo non va dall’individuo al sociale, ma dal sociale all’individuale. Specularmente, la società non deriva dall’interazione di individui già dati a priori, che si associano sotto l’impulso delle loro nature individuali.

All’inizio, non c’è né l’individuo né la società, ma la “mutua coimplicazione di coscienza e intersoggettività”, ovvero un campo morfogenetico”. (Ingold) La cultura, in linea con quanto espresso da Weber è un sistema organizzato di simboli significanti, condiviso da una comunità e relativamente impermeabile al passare del tempo e delle generazioni, che informa il materiale grezzo dell’esperienza offrendo una direzione al sentire e all’agire umano.

“I ‘significati’ non sono attaccati dalla mente agli oggetti del mondo. Sono piuttosto questi oggetti a trarre il loro significato – a consentire certe azioni – dalla loro incorporazione in specifici pattern di attività pratiche. Lungi dall’ essere inscritti e proiettati sul “letto di pietra” della realtà, i significati sono immanenti nel contesto relazione creato dall’implicazione pratica degli individui nel loro ambiente”.(Ingold) “La ‘conoscenza’ non si esprime nella pratica, ma si genera in essa. L’apprendimento è diretto e mediato nello stesso tempo. Far vedere qualcosa a qualcuno significa impegnarlo attivamente in prima persona in un processo di sintonizzazione sensoriale, percettiva ed emotiva al compito da svolgere. L’apprendimento va considerato come una forma di “educazione dell’attenzione”. (Gibson)

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